Come per molte scoperte e innovazioni la scoperta di quella che ora conosciamo come CRISPR è stata frutto di un errore.
Successe nell’università di Osaka, in Giappone, nel 1987 dove il ricercatore Yoshizumi Ishino clonò accidentalmente una porzione di CRISPR insieme al bersaglio del suo esperimento (il gene iap).
Inutile dire che vennero semplicemente bollate come porzioni di DNA atipico e nessuno se ne interessò più fino al 1993 in Spagna, dove Francesco Mojica dell’università di Alicante scopri la loro presenza in due specie di archiobatteri ma dobbiamo aspettare il 2001 perché venga coniato, da lui, il nome CRISPR (anche se con accezione più ampia rispetto a quello attuale)
Un passo in avanti verso una migliore comprensione della funzione dei CRISPR avvenne grazie al contributo di Ruud Jansen dell’università di Utrecht e collaboratori: egli osservò per primo i Cas (ovvero “CRISPR associated system”) presenti però solo nei procarioti.
In queste ricerche veniva usato il termine CRISPR ancora in maniera generica, sebbene la loro funzione rimanesse ancora un mistero.
Nel 2005 tre gruppi di ricerca tra loro indipendenti dimostrarono che alcuni spaziatori presenti nei CRISPR derivavano da DNA di batteriofagi o da DNA extra-cromosomico
proprio questa osservazione suggerì un ruolo di CRISPR nell’immunità adattativa dei procarioti e il primo a portare questa ipotesi sarà F. Mojica.
Nel 2007 venne pubblicata la prima evidenza sperimentale che comprovava il ruolo di CRISPR nell’immunità adattiva ricercata da diversi gruppi.
Da qui vi fu un aumento della comunità scientifica verso l’argomento e fu scelto Cas9 come accompagnatore d’eccellenza della CRISPR data la sua grande semplicità nonostante nel corso degli anni siano stati proposti vari possibili sostituti come Cpf1 nel 2015 (vi rimando a una domanda fatta su quora se volete approfondire le differenze fra i due).
Non posso non menzionare che nel 2018 un gruppo di ricercatori dell’università di Trento ha sviluppato un “evoCas9” con potenzialità addirittura maggiori rispetto al suo “predecessore” visto che si potrebbe arrivare a modificare il DNA senza bisogno di tagliarlo.